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Sounds perfect Wahhhh, I don’t wanna
lagocciachescavalapietra
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Sai cosa hai fatto quando sei venuto al mondo? La prima impresa eroica con la quale hai detto a tutti: “Eccomi qua, ci sono anch’io”, mentre scivolavi fuori dalla pancia della mamma? Lo sai cosa hai fatto? Te lo ricordi? Hai urlato. Un attimo prima di piangere, hai urlato, bucando la cortina del suono e lasciando che i tuoi minuscoli polmoni facessero il pieno d’aria. Per esserci, per ratificare il tuo diritto ad esserci, sei diventato rosso come una rosa e hai urlato. Ti sei imposto. Uno strillo acuto, una roba pungente e piena di vita, a cui è seguito un pianto di liberazione, mentre tua madre allungava le braccia e chiedeva ai dottori di poterti finalmente vedere.

Tra tutti i verbi con i quali ci identifichiamo, nel corso della vita, ci pensi mai che “urlare” è il primo? Viene prima di amare, prima di parlare, prima di correre e camminare, prima di mangiare, prima di dormire, prima di ridere o soffrire. Prima pure di respirare. Urlare è il capofila, il portabandiera, il leader di tutti i verbi con cui ti costruirai, crescendo. Ed è un peccato, dico, è un peccato che sia stato declassato, ridotto a un fatto barbaro, rabbioso, il segno di qualcosa che non va, che ci teniamo dentro e che poi sputiamo fuori solo quando la pressione è troppa. Urlare è un verbo sacro. Porta con sé una certa nobiltà. Urlando perdiamo la verginità di vivere e la concediamo al mondo che sta fuori dalla pancia. Nasciamo urlando. E ce lo dovremmo ricordare tutte le volte che vorremmo dire: “Io esisto”, e invece tacitiamo la fulgida grazia del nostro benedetto diritto ad essere.


(Antonia Storace)

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“️ “Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio...
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️ “Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l'uomo deve poter viaggiare.”

(Andrej Arsen'evič Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983)